Incontro con Nando Sanvito, giornalista sportivo italiano.
Venerdì 25 settembre 2026 - ore 18:00
Sala Banfi
Incontro tenuto da Nando Sanvito, giornalista sportivo che in mezzo ad una narrazione sportiva mitizzata e irreale decide di mostrare il lato umano degli sportivi.
Nando Sanvito racconta storie sportive che presentano valori che vanno oltre al semplice risultato sportivo e che ci insegnano a vivere la fatica e i problemi come parte integrante della nostra vita. Da qui partono le domande alle quali l'incontro cerca di trovare delle risposte, siamo sicuri che il limite sia nostro nemico? e soprattutto possono questi limiti diventare delle risorse?
Nando Sanvito, per rispondere a queste domande ci propone, attraverso la sua narrazione accompagnata da dei filmati, otto storie con un elemento comune: il limite.
La prima storia racconta la vicenda della coppia italiana di pattinaggio artistico formata da Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio. Dopo essere stati tra i favoriti alle Olimpiadi di Salt Lake City 2002, un errore di Maurizio compromette la loro gara e li porta al terzo posto. Ritiratisi e poi riuniti per Torino 2006, i due cercano la rivincita, ma una nuova caduta, a pochi secondi dalla fine, spezza ancora una volta il loro sogno. I due hanno dovuto fare i conti con un ospite indesiderato il limite, in questo caso rappresentato dall’ingiustizia di dover fare i conti con gli errori del proprio partner.
Jason McElwain ci insegna però che il limite può anche diventare la nostra risorsa più grande. La storia di Jason è la storia di un giovane cestista autistico che, dopo aver passato un’annata seduto in panchina a guardare i suoi compagni, viene schierato in campo nei 3 minuti finali dell’ultima partita dell’anno sotto incessante richiesta dei suoi amici desiderosi di vederlo felice. Quello che succede in quei 3 minuti ha dell’incredibile, segna venti punti. Il video fa il giro del mondo e la sua performance viene premiata come miglior performance sportiva dell’anno. Jason ci insegna quindi che il limite non è solo un ostacolo, e che da nemico il quale sembra può trasformarsi in un compagno.
Spostiamoci a sud del continente americano, precisamente a Rosario in Argentina, per raccontare la storia di un ragazzo di 12 anni alto un metro e quaranta che diventerà poi uno dei più grandi calciatori della storia, Lionel Messi.
Chiamato da tutti “El nano”, Messi riesce a sconfiggere quello che è un limite fisico, ossia l’altezza, affetto da un limite di crescita, Messi riesce a superare un provino per il Barcellona, esordendo nel 2004 e affermandosi come uno dei più spettacolari e divertenti giocatori che il calcio abbia mai visto. Quella di Messi è la storia di un ragazzo bistrattato per un suo limite fisico che vincerà tutto quello che si può vincere nel calcio diventando un’icona per tutti i ragazzi amanti del calcio. Se non avesse avuto quella malformazione Messi non avrebbe incontrato il Barcellona. La sua storia giustifica il titolo di questo incontro: quando il limite si fa risorsa.
C’è chi da questo limite fisico non guarisce, e allora la risorsa si fa ancora più preziosa. Manoel Francisco dos Santos, conosciuto meglio come Garrincha, cresce in strada avviato all’alcol e al fumo prima dei dieci anni. Considerato “Scherzo della natura”, era strabico, con la spina dorsale deformata e uno sbilanciamento del bacino. Storpio alle gambe e affetto da varismo e da valgismo, anomalie che lo portano ad essere definito “Invalido” e “Inadatto al calcio in quanto storpio”. Tutto ciò non gli ha impedito di diventare un’icona del calcio, era la sua malformazione a renderlo unico ed imprevedibile. Nel suo caso la frase: “quando il limite si fa risorsa è evidenza pura”.
Nelle Marche, il club scherma Jesi si distingue come la più grande fucina italiana di talenti nella scherma. Come fa una cittadina così piccola a contenere questa scuola così prestigiosa? La risposta è Ezio Triccoli, che nel campo di concentramento di Zonderwater impara a costruire l’attrezzo della scherma. Finita la guerra crea la palestra precedentemente nominata, da qua spiegata la fortuna del club. Ezio Triccoli è l’esempio di quando una disgrazia, sei anni di reclusione in un campo di concentramento, diventa lo spunto non di disperazione ma per creare qualcosa di grande per intere generazioni.
Torniamo al 1908, a Londra per assistere alla quarta olimpiade moderna. La maratona di quella edizione vede protagonista l’italiano Dorando Pietri, semplice negoziante che scopre di avere un talento nella corsa. In quella maratona sarà il primo a tagliare il traguardo, ma la vittoria verrà assegnata all’americano Heyes. La regina Alessandra lo omaggia e Dorando diventa così un’icona mondiale. Dorando trasforma così una sconfitta ingiusta in un'occasione di riscatto.
Icona diventerà anche Eric Moussambani, cittadino della Guinea Equatoriale, che prende al volo un’occasione lanciata dal suo paese per competere nelle gare di nuoto di Sidney del 2000. Eric non sa nuotare, si allena da autodidatta e per via dell’errore dei suoi due avversari riesce a passare il primo turno nonostante il suo pessimo tempo e la sua goffa performance. Eric, grazie alla sua storia diventerà un’icona di quelle gare, e contribuirà alla nascita della federazione nuoto guineana. Non era suo destino diventare nuotatore, ma era suo destino portare alla rivalsa la sua nazione, uscita dall’oblio delle ingiustizie causate dalla dittatura. Incoscienza fatta a persona ma che tira fuori da sé risorse per superare qualcosa che pare insormontabile.
Il destino caratterizza anche la storia di Francesco, ragazzo di quindici anni sparito nel 2004. Viene mandata una richiesta di aiuto all’Inter, richiesta che viene accolta dal difensore Daniele Adani. Durante il ritorno della semifinale di coppa Italia Inter-Juve, il difensore segnerà un gol all’ultimo minuto, esultando si toglie la maglia per rivelare una maglietta con sopra scritto: “Francesco torna”. Francesco, spettatore da un bar della partita, capisce che si riferisce a lui, e così il padre riuscirà a ricongiungersi col figlio. Le coincidenze relative a questa storia sono troppe: quel gol sarà l’ultimo gol segnato da Adani, il minuto della partita in cui Adani segna è il picco di visibilità in diretta televisiva e a segnare è stato l’unico giocatore con sotto la maglietta dedicata a Francesco. Troppe coincidenze per pensare a qualcosa di casuale, tutto fa pensare ad una regia dall’alto.
Nando Sanvito, per concludere l’incontro afferma: “La chiave ultima di lettura del nostro limite, è che siamo creature, il limite ce lo ricorda, ed è per questo che la traiettoria naturale del nostro limite è che diventi domanda e dialogo col creatore”.
Daniele Alberti


