Santa Messa di saluto a don Davide

20/09/2026
melzoincontra

Grazie! 


Domenica 20 settembre 2026 - ore 11:00

Chiesa Prepositurale dei SS. Alessandro e Margherita



Omelia

1. Il Bello deve venire ancora!

Molti in questi giorni mi chiedono “come va?”. E la mia risposta è spesso questa (o suona così): “Va bene, ma con lo sguardo spesso allo specchietto retrovisore”. Una forte nostalgia mi prende, una mancanza. E ritorna attuale e decisiva per me una domanda: “Come Cristo custodisce tutto?”.

Un mese fa camminando tra i padiglioni del Meeting di Rimini ho incontrato un amico sacerdote che mi ha detto: «Il bello deve ancora venire!». Mi ha fatto riflettere: davvero c’è ancora qualcosa di bello che mi aspetta, che ci aspetta! Siccome Cristo, che è il Bello di cui ogni bellezza è riflesso, si è già manifestato a noi in circostanze e incontri che abbiamo vissuto, possiamo dire che «il Bello deve venire ancora!». È già venuto e deve venire ancora, di nuovo, in modo nuovo.

2. «Non cesso di render grazie a Dio per voi»

Oggi è un giorno per ringraziare Dio per la Provvidenza che, voi e io, abbiamo sperimentato in questi anni, per il bello di cui abbiamo potuto godere, per Cristo che abbiamo provato e proviamo a seguire insieme e che non smette di mostrare il Suo volto in ogni occasione. Non trovo parole migliori di quelle della lettera agli Efesini per dire che «non cesso di render grazie [a Dio] per voi» (Ef 1,16), fratelli e amici – giovani e meno giovani – di questa Comunità cristiana, attraverso i quali il Signore mi vuole bene, mi fa crescere e mi chiama a conversione – non posso usare il passato, perché accade anche oggi! –.

Così ringrazio il Signore per avermi donato – permettetemi questa menzione particolare – i miei confratelli: don Renato, con il suo esempio di servizio e dedizione (che a Santiago è emerso con un’evidenza clamorosa) e per l’amicizia che continuamente mi ha offerto; don Valerio, don Walter, don Erminio, don Hyppolite, don Mauro e tutti i sacerdoti con i quali ho condiviso la missione pastorale; e poi il diacono Matteo e le care suore! Mi sono davvero sentito stimato e voluto bene. Rendo grazie al Signore per don Paolo, che in questi mesi è stato discreto, curioso e attento confratello e mi ha aiutato, con la sua presenza e le sue domande, a rendermi conto del tanto bene che ho sperimentato e a rendere ragione delle scelte fatte. È lui che è donato ora ai giovani e ai ragazzi per seguire insieme Cristo in quella magnifica esperienza di Chiesa che è l’Oratorio.

Non sempre le circostanze della vita sono e sono state facili, ma, come abbiamo ascoltato nella Lettura di Isaia, dove tutto pare distrutto rimane viva una coscienza: «Tutti siamo tuo popolo» (Is 63), siamo Tuoi! Quando c’è questa coscienza di appartenere a Lui, nello scoraggiamento nasce la preghiera, l’invocazione di salvezza, con la certezza che nulla ci potrà vincere. L’ho visto accadere in molte situazioni che abbiamo vissuto, nelle confidenze che ho potuto raccogliere, nei confronti frequenti con i giovani e i ragazzi.

3. L’opera più grande: riconoscere Cristo

Ho cercato di resistere alla tentazione di fare un bilancio di questi sei anni, anche perché vi devo confidare che riesco a vedere maggiormente le cose che non ho fatto e le attenzioni che non ho avuto più di quel che son riuscito a fare. Posso, però, affermare con forza che la cosa più utile che ho fatto è stata senza dubbio celebrare i Sacramenti e in particolare la Santa Messa: mi impressiona ancora e sempre di più che il Signore Gesù, nella Sua misericordia, abbia bisogno della mia miseria, della mia persona indegna e inadeguata, per rendersi presente, per donare vita, per redimere, per elargire beatitudine. Quanto è grande il mistero del sacerdozio!

Mi risulta anche chiaro che di tutte le iniziative che abbiamo promosso, l’opera più importante è stata questa: «credere in Colui che [il Padre] ha mandato» (Gv 6), andare dietro cioè a quello che Dio sta facendo ora; l’unica cosa che conta è riconoscere la Presenza di Cristo e con il nostro “sì” rispondere alla Sua chiamata a prolungare nella nostra vita la Sua Presenza e la Sua azione di salvezza per il mondo.

Un fatto eloquente di come questo accade l’ha raccontato un amico a Santiago: «Ho fatto il cammino per vedere il Signore e seguire i Suoi segni. Tanta roba due settimane così, con un gruppo che guarda a che cosa il Signore mi mette davanti! L’ho riconosciuto in mille modi, tramite persone, cose, ecc. Uno oggi: volevo andare al mare, unico giorno dell’anno in cui sarei riuscito. Poi arriva Manu e mi dice che deve andare in Farmacia a 3,5 km di distanza. L’ho accompagnato io (anche per la traduzione dallo spagnolo): io volevo andare al mare, ma il Signore mi ha chiesto di andare in farmacia. E sono stato contento!».

Potrei dire: “Io avrei voluto rimanere a Melzo con voi, ma il Signore – per l’obbedienza che devo all’Arcivescovo – mi ha chiesto di andare altrove”.  Riconoscere Cristo! E domandare a Lui di mostrarci cosa sta facendo ora, oggi, e come ci chiama a seguirLo, per la nostra gioia!

Come Cristo custodisce tutto? Rivelandosi in ogni istante. E insieme, nella Chiesa, Lo frequentiamo con certezza e ci aiutiamo a riconoscere le tracce del Suo passaggio. Non viene meno nulla se siamo con Lui dentro la comunione della Chiesa.

Cristo custodisce tutto. Nulla di buono, bello e vero va perduto, ma assume una forma nuova, tutta da scoprire. Come mi ha detto un’amica: «Non so cosa capiterà da domani, ma io mi voglio fidare». E ha ragione, perché Cristo mantiene la promessa, perché «il bello deve ancora venire», il Bello, Cristo, deve venire ancora, di nuovo, in modo nuovo.

E io non vedo l’ora di scoprire quanto Lui ha preparato per me e per ciascuno di noi.


Testo della omelia