Alla scoperta di risposte convincenti

23/09/2023
Don Davide Mobiglia

Pubblicato su La Gazzetta della Martesana del 23 settembre 2023


Tracciare una sintesi di questa seconda edizione di Melzo Incontra è un’impresa ardua: sono state tante le provocazioni che le mostre, i convegni, le attività e le occasioni di incontro hanno generato. Vorrei, tuttavia, evidenziare un paio di direttrici che mi paiono tra quelle più decisive.

Anzitutto, nel guardare all’uomo e al suo desiderio di libertà ci siamo trovati ad accorgerci di come, nonostante viviamo “in un tempo in cui – come dice mons. Delpini – la persuasione diffusa ritiene ovvio e indiscutibile l’essere padroni e arbitri insindacabili della propria esistenza”, il rapporto con l’altro è per noi imprescindibile. Noi non possiamo fare a meno di un “tu” e l’uomo libero non è quello che si fa da sé, non è quello che ce la fa da solo, o quello che non ha limiti, ma quello che accetta di essere un io-in-relazione e accoglie il limite (fragilità e confine) come il punto di contatto, di comunione tra la mia libertà e quella dell’altro. «Siamo imbevuti di una mentalità che d’istinto ci fa dire che dove finisce l’obbedienza inizia la libertà e dove finisce la libertà inizia l’obbedienza, ma libertà e obbedienza sono due facce della stessa medaglia», ci ha detto Franco Nembrini. Nemmeno le sbarre del carcere riescono a negare questa realtà, a tal punto che «il primo punto di ripartenza è uno che ti aspetta» come han detto in vari modi don David Riboldi, Nicola Boscoletto e Simone Luerti nella serata dedicata al rapporto tra carceri e libertà.

In secondo luogo, vedere all’opera i numerosi giovani impegnati nell’organizzazione dell’evento (si sono avvicendati sul palco per interagire con gli ospiti, hanno seguito con attenzione gli incontri, preparato e guidato le mostre, accolto la gente, offerto il loro tempo nel servizio ai tavoli come ai vari stand, ecc.), ci ha fatto rendere conto, ancora una volta, del fatto che quella di oggi non è una generazione senza domande, ma una generazione che ha bisogno di trovare luoghi e volti capaci di accogliere le loro domande e di camminare insieme alla scoperta di risposte convincenti e in grado di non crollare davanti all’urto delle circostanze. Non cercano un parco divertimenti che sostituisca al grido del cuore le urla del divertimento, ma un luogo in cui le domande del cuore possano emergere in tutta la loro grandezza accolte in un’amicizia che tende al bello, al buono e al vero. Per cosa vale la pena stare insieme, perciò, se non per scoprire cosa (o Chi) risponde veramente a quel desiderio di libertà che ci troviamo addosso?

Scrive ancora l’Arcivescovo che «è necessario creare contesti di libertà che resistano alla “colonizzazione culturale” che impone la banalità dei luoghi comuni». Mi pare che Melzo Incontra sia stato in questi giorni un luogo di “resistenza” in cui la libertà di molti, provocata alla curiosità verso tutto, ha desiderato camminare con chiunque sulla via della scoperta di quanto urge al cuore. Cammino che continua nella Compagnia, la Chiesa, da cui tutto questo si è generato.